MILANO - Sabato 24 maggio 2008

“I told you last night”

Bonehead è a Milano per partecipare alla Supersonic Night. Ha posticipato le sue vacanze con la famiglia di due giorni perchè voleva esserci. Non tornava su un palco in Italia dal 1997, quando, sempre a Milano, il 17 novembre suonò al Forum di Assago la seconda delle due date milanesi del Be Here Now Tour.
Il venerdì sera, nonostante la stanchezza del viaggio, Bonehead non ha intenzione di passare la serata in hotel. Non osavamo chiedere tanto e alla fine è stato lui a proporre di fare una birra insieme in qualche locale. Un’uscita in compagnia di Bonehead!
Sempre a suo agio, è stata una fonte inesauribile di aneddoti e racconti del periodo d’oro degli Oasis. Era già in programma una intervista per il giorno dopo e non volevamo dare troppe indicazioni con domande troppo dirette. Nonostante questo ci ha pensato Paul Arthurs a raccontare molte delle cose che volevamo sapere.

Intervista di Fabio D’Antonio e Pierpaolo Cacciotti
Foto di Fabio D’Antonio

“Partiamo con la domanda più ovvia e scontata, ma allo stesso tempo la più importante e che da un certo punto di vista racchiude tutto il senso di questa intervista; nel 1999 hai deciso di lasciare gli Oasis, la domanda è… perchè?”
Bonehead: “Ti ho già detto tutto ieri sera!” (Risata collettiva). “Scherzi a parte, personalmente credo che far parte di un gruppo come gli Oasis significava dover dare sempre e comunque il 100%, magari anche di più, ma mai qualcosa in meno. In quel momento eravamo la più grande band del mondo. Avevamo praticamente tutto. Io e Alan (White) viaggiavamo a bordo della mia Aston Martin verso il sud della Francia per raggiungere la casa di Christian Dior, dove era stato allestito lo studio per la registrazione di Standing On The Shoulder Of Giants. Quando siamo arrivati lì ho capito che il mio amore e la mia passione per la band stavano svanendo lentamente. Noel guardava la tv mentre provava a lavorare. Sono rimasto fino alla fine e ho terminato la registrazione dell’album. Ma se lo ascolti bene sentirai che non c’è quella passione e quella carica che caratterizzavano ad esempio un disco come Definitely Maybe. Durante le registrazioni del primo album le nostre facce erano sorridenti, andavamo a mille. Le sessions di Standing On The Shoulder Of Giants erano ordinarie sessions di registrazione: chitarra, basso, batteria, fatto; avanti con un’altra canzone. Allora mi sono seduto per riflettere e dire a me stesso: ‘Ok, posso registrare quest’ultimo album, ma una volta ultimato dovrei cominciare un nuovo tour in giro per il mondo e so già che non sarei in grado di dare tutto me stesso’. Se fossi rimasto non sarei stato sincero con il resto della band e ho preso la decisione più difficile di tutta la mia vita. Quando sei in un gruppo come gli Oasis ma non puoi dare tutto te stesso significa che è arrivato il momento di andare. I ragazzi mi hanno telefonato più volte, sono venuti a casa mia per convincermi a restare, ma ho risposto che non potevo, non sarei stato onesto con loro. Ecco perché me ne sono andato. Semplice.
E poi… TE L’HO GIA’ DETTO IERI SERA!!!” (altra risata collettiva)

“Quanto sono lontani quegli anni in cui eri ancora negli Oasis? Li senti distanti?”
Bonehead: “Sono assolutamente vicino a quegli anni, mi sembra ieri. Se gli Oasis stasera suonassero a Milano potrei tranquillamente unirmi di nuovo a loro e salire sul palco come allora.”

“Hai mai rimorsi?”
Bonehead: “Regrets? I had a few!!” (Rimorsi? Un pò ne ho!! canticchia “My Way” di Frank Sinatra con tono baritonale).
Onestamente parlando, certo che ne ho avuti!!! Mi ci sono voluti tre anni per capire che non ero più negli Oasis e per ricominciare a vivere una vita normale. Quando ero nella band mi ritrovavo i fans fuori dalla porta di casa e ancora oggi quando la gente mi incontra mi dice: “Tu sei Bonehead degli Oasis!!!”. Non sono più negli Oasis, ma in un certo senso è come se ci fossi ancora. E’ stato difficile i primi anni. Quando ho visto per la prima volta Gem suonare la chitarra ho pensato: “Cazzo!!! Dovrei essere lì” Ma sapevo di non essere più in grado di far parte degli Oasis. Ho avuto dei rimorsi, ma ora è tutto ok. Mi incontro con Liam, con Noel, con tutti i ragazzi e mi sento ancora molto vicino a loro. Ora non ho più rimorsi. Sono felice.”

“Dopo poco tempo anche Guigsy ha deciso di lasciare gli Oasis. Credi che la tua decisione possa averlo influenzato?”
Bonehead: “La mia decisione lo ha influenzato moltissimo. Non posso parlare per Guigsy, ma so per certo che ancora prima che io lasciassi gli Oasis, Guigsy non era più felice. La sua infelicità durava da molto tempo. Non perché non gli piacessero più gli Oasis, ma desiderava da tanto vivere una vita normale, con la sua famiglia, i suoi figli. Il fatto è che non riusciva a prendere una decisione così importante, quella di lasciare un gruppo come gli Oasis. Si confidò con me e mi chiese come fossi riuscito a fare una scelta così drastica. ‘Come ci si sente?’, mi chiese. Io gli risposi che era una sensazione strana, ma ormai l’avevo fatto. Se voleva andarsene veramente e quella era la sua decisione definitiva, doveva farlo. Sì è vero, posso averlo influenzato, ma è stata una scelta dettata da ragioni diverse rispetto alle mie”.

“Quale fu la reazione di Liam e Noel di fronte alla tua scelta di lasciare la band?”
Bonehead: “La reazione di Liam fu molto emotiva. Liam è ancora il mio migliore amico. Mi considera come un fratello e io faccio altrettanto con lui. La reazione di Liam fu del tipo: ‘Oh mio Dio!!! Bonehead se ne è andato!!!’. La reazione di Noel invece fu quella di un business-man, di un uomo d’affari, del genere: Quella è la porta, fanculo!!! – oppure – Diamo a Bonehead uno, due mesi di tempo, poi tornerà – o ancora – Riprendiamo le chitarre e andiamo avanti!!! Sono due persone molto diverse e hanno avuto reazioni diverse. Ora che ci penso, credo che ti sto raccontando troppe cose!!!”

“Musicalmente parlando, era Noel il solo e unico motore della band, o anche tu e Liam davate il vostro contributo tecnico-strumentale?”
Bonehead: “Tutti sostengono questo. Tuttora è Noel il vero motore della band, è lui che scrive le canzoni. Anche Liam si è messo a scrivere canzoni, non sono le migliori canzoni del mondo. Anch’io glielo dico scherzando che le sue canzoni fanno schifo, ma sono comunque delle buone canzoni. Non sono come quelle di Noel. Venti anni fa Noel ha scritto una canzone come Live Forever. Wow!! E’ lui il vero motore della band, è lui che guida gli Oasis, ma è anche un vero uomo d’affari. Mentre noi altri del gruppo eravamo ad ubriacarci, lui era al telefono che prendeva le decisioni, rilasciava interviste. Non perché noi non volessimo, ma era lui a dirci: “Liam, Bonehead, non rilasciate interviste!”. Questo è Noel! Ma è anche un grande songwriter. Adesso però è cambiato. Ha sempre detto che non avrebbe mai permesso a Liam di scrivere canzoni. Ha dato a Liam, Gem e Andy una possibilità per scrivere canzoni che sarebbero finite negli album. Ma prima di allora era solo lui a guidare la band. E’ come quando si guida un cavallo, ora ha allentato le briglie. Avrà pensato: “Diamo una possibilità a qualcun altro!”.

“Credi che Noel abbia dato anche agli altri la possibilità di scrivere canzoni perché sta perdendo l’ispirazione?”
Bonehead: “Non posso parlare per Noel, ma posso immaginare che quando componi canzoni come ‘Wonderwall’, ‘All Around The World’, ‘Live Forever’, ‘Cigarettes and Alcohol’, e tutte le altre canzoni che ha scritto nonché la musica, arrivi naturalmente ad un punto in cui ti fermi e pensi: ‘Cavolo! Non riesco più a scrivere e a comporre!!’. Prendendo Gem e Andy nella band avrà pensato: ‘Ok, diamogli una possibilità’. Forse vuole scrivere solo le migliori canzoni che poi finiscono sull’album. Non so esattamente come sta lavorando ora, non posso parlare per lui”.

“In questi anni il contributo musicale di Andy è stato particolarmente significativo, soprattutto per quanto riguarda Don’t Believe The Truth, molto più di Gem. Tu cosa ne pensi?”
Bonehead: “E’ così. Anch’io lo penso”.

“Noel ha avuto una vita intera per scrivere canzoni come Wonderwall e Live Forever. Ora ha a disposizione solo qualche anno per comporre interamente un nuovo album. Deve essere difficile per lui”.
Bonehead: “Quando ha scritto ‘Cigarettes and Alcohol’ e ‘Live Forever’ era una persona normale, che viveva in una casa normale, in un normale quartiere popolare di Manchester. Aveva molto di cui scrivere”.

“Ora un breve elenco di nomi. Puoi descriverli sinteticamente, utilizzando pochi aggettivi, magari anche una sola parola. Ad esempio quale parola useresti per Noel?”
Bonehead: “Me ne servono due: The Chief! Il capo supremo. Un uomo leale, ma poco emotivo, impassibile.”

“Liam?”
Bonehead: “Il mio amico. Sincero. Emotivo.”

“Guigsy?”
Bonehead: “Fuori di testa. No scherzi a parte, anche per lui direi sincero e molto poco emotivo”.

“Alan White?”
Bonehead: “Divertente. Simpatico. Un bravo ragazzo”.

“Tony McCarrol?”
Bonehead: “Un amico. Parlo molto con Tony”.

“Alan McGee?”
Bonehead: “L’ispirazione. Ancora oggi. Magari non ci sentiamo per lungo tempo. Poi prendo il telefono e lo chiamo”. (afferra il suo cellulare iPhone e dice che poco prima ha ricevuto un sms proprio da Alan McGee).

“Marcus Russell?”
Bonehead: “Signor 15%. Questo è quanto lo pago ancora. In Inghilterra ci sono tante band che hanno la possibilità di fare qualcosa di buono. Quando incontro questi gruppi formati da cinque ragazzi e chiedo loro: “Chi è il vostro manager?”, mi indicano qualche ragazzino e allora gli chiedo: “Così tu saresti il loro manager? E dimmi, quali piani hai per la tua band?”, mi risponde: “Beh! Non lo so”.
Noi all’inizio non avevamo un manager. Alan McGee si offrì per la realizzazione dell’album, ma poi ci disse che avevamo assolutamente bisogno di un manager valido. Noel conosceva Johnny Marr, Marcus era il manager di Johnny Marr, e fu proprio lui a raccomandarci a Marcus Russell. Da quel momento Marcus è diventato il nostro manager e lo è ancora per quanto mi riguarda. E’anche grazie a Marcus Russell se oggi sono ancora qui, guido una Maserati, ho una grande casa in Inghilterra e un’altra casa in Spagna. Marcus è un vero manager. Attualmente non ci sono grandi manager in circolazione, ma tutte le grandi band che nella loro carriera sono rimaste con i piedi ben piantati a terra,come i Led Zeppelin e gli U2, hanno alle spalle un grande manager che non gli fa mancare niente, proprio come Marcus”.

“Gem?”
Bonehead: “Conosco Gem da molto tempo. Gli Oasis avevano bisogno di lui ed era molto nervoso quando si è unito al gruppo. Io mi ritengo un buon chitarrista ritmico, ma non sono in grado di suonare la chitarra da solista. So suonare il piano, so suonare il flauto, ma non la chitarra solista. Gem è stato preso come chitarrista ritmico. Non sarà bravo quanto me, ma all’occorrenza può diventare anche il chitarrista solista, dando a Noel la possibilità di esprimersi al meglio. E’ ok, è l’uomo giusto per quel lavoro.”

“Andy?”
Bonehead: “Anche lui fuori di testa, come Guigsy. Scherzi a parte, Andy è un brillante musicista. E’ stato assunto per suonare il basso, ma è un ottimo chitarrista, probabilmente il migliore, e un eccellente pianista. Molto versatile. Un bravo ragazzo”.

“L’ ultimo. Zak Starkey? Hai già detto tutto ieri sera!!!”
Bonehead: “E’ vero! Ne abbiamo già parlato ieri sera! (e fa segno di tenere la bocca cucita). Ma forse con un’altra birra… potrei… Probabilmente un giorno tutta la verità su Zak e sulla sua dipartita verranno fuori. Per quanto mi riguarda posso dirti soltanto che Zak Starkey ha un bel cognome. E questo è tutto”.

“Partendo da Definitely Maybe, dacci una tua opinione su ogni album che hai registrato con gli Oasis, magari citando qualche aneddoto o qualche retroscena che ad oggi sono ancora inediti.”
Bonehead: (con aria sorpresa ma allo stesso tempo scherzosa risponde) “Di ogni album? Non posso ricordarmi tutto, mi sono passate troppe birre fra le mani!!! Non ricordo neanche quale sia il primo album che ho inciso! Ricordatemi, qual’ è il primo album? Forse Be Here Now?”

Allora siamo noi, assecondando il suo tono scherzoso, a suggerirgli che il primo album che ha registrato nella sua carriera con gli Oasis è Definitely Maybe. E da lì riprende il filo del discorso mentre il tono della sua voce cambia per diventare serio. Del resto il tema che stiamo affrontando è di una certa importanza.

Bonehead: “Già è vero, Definitely Maybe! Di quell’album ricordo cinque ragazzi venuti dalla strada. Avevamo affidato il nostro disco ad Alan McGee. Andammo in studio per le registrazioni pensando di sapere cosa fare. Tutte le canzoni erano già pronte per essere incise. Eravamo pronti per iniziare. Entrammo in studio animati da una un’immensa passione, ma la situazione divenne difficile quando Alan McGee ci disse che avevamo bisogno di un produttore e noi sorpresi gli chiedemmo: “Cos’è un produttore?!”. Realmente non sapevamo cosa fosse un produttore. Pensavamo che per incidere un album bastasse uno studio, premere il tasto REC ed ecco fatto il disco. E invece no! Avevamo bisogno di un produttore, ma anche di un manager. Così ingaggiammo un produttore, del quale adesso non ricordo neanche il nome, e lo ingaggiammo perché in passato aveva lavorato anche con i Rolling Stones. Il binomio poteva essere vincente. Il problema stava nel fatto che non riusciva a catturare quel sound che stavamo cercando e oltretutto ci stava costando parecchi soldi. Alan McGee ascoltò le prime registrazioni e capì subito che erano spazzatura. ‘Il suono fa schifo e non vi rispecchia’, disse. ‘Non vi rappresenta come siete realmente!’. Ci eravamo rivolti al produttore sbagliato, così ingaggiammo Mark Coyle. Mark capì subito che tipo di persone fossimo, comprese appieno le canzoni che dovevamo registrare e il genere di sound che stavamo cercando. E come per magia le canzoni vennero fuori in un attimo”.

“In una vecchia intervista Noel dichiarò che Definitely Maybe era stato registrato con immediatezza, in presa diretta, del genere ‘buona la prima’. E’ vero?”
Bonehead: “Andò esattamente così! Il primo produttore seguiva le normali regole che si osservano per la registrazione di un album. Ognuno di noi registrava la propria parte da solo. Ma noi eravamo un gruppo, gente abituata a suonare insieme. Così Mark Coyle ci mise tutti insieme dentro la stessa stanza: “Siete pronti? Ok, si registra! 3, 2, 1, vai!”, e noi suonavamo. Ecco come è nato Definitely Maybe, ed ecco perché ricordo tutto con piacere di quell’album, perché ciò che abbiamo fatto lo abbiamo fatto bene!”

“Cosa puoi dirci invece di (What’s The Story) Morning Glory?”
Bonehead accenna un sorriso, ha l’aria divertita, ci pensa su un attimo e poi con aria quasi seriosa dichiara:
“Molto piacevole, molto ubriaco, ci ha arricchiti. Ci sarebbero molte storie da raccontare su ‘(What’s The Story) Morning Glory?’, ma è giusto che rimangano confidenziali fra me e la band. Quello che posso dirti è che fu molto divertente, avevamo capito come si realizzava veramente un album, non ripetemmo gli errori che avevamo commesso con ‘Definitely Maybe’. Entrammo in studio con il produttore giusto, Owen Morris, un pazzo figlio di puttana (crazy motherfucker) e stavolta sapevamo esattamente cosa fare, eravamo una band a tutti gli effetti. Fu divertente da realizzare, magari non quanto lo fu ‘Definitely Maybe’, ma fu decisamente più rilassante. Avevamo imparato cosa fare”.

“E riguardo Be Here Now?”
Bonehead ridacchia, forse sa già di non potersi sbilanciare troppo nei giudizi su un album come Be Here Now e si esprime così:
“Io adoro Be Here Now, mi piace molto. Mi piacciono tutte le sue canzoni. Non ho intenzione di biasimare Noel, ma io non ho mai fatto uso di droghe pesanti nella mia vita. Be Here Now è un album concepito in un momento in cui Noel faceva uso di droga, se capisci quello che intendo dire”.

“In una ipotetica classifica dei primi tre album degli Oasis probabilmente Be Here Now all’ultimo posto. Non che sia un brutto album, ma forse è inferiore ai primi due”.
Bonehead: “Sai cosa, anch’io la penso così, è l’album che fra tutti mi piace di meno. Ma mi piace ancora. Credo che ‘Be Here Now’ sia un album che venne registrato in un periodo in cui il divertimento e la passione stavano cominciando a svanire. Se voi faceste parte di una band e il vostro manager venisse da voi e vi dicesse: ‘Domani andiamo a registrare a Londra negli studi di Abbey Road!’ proprio dove abitualmente registravano i Beatles, l’eccitazione sarebbe grande. Gli Oasis entrarono negli studi di Abbey Road senza nessuna eccitazione, con una reazione del tipo: “Ah! Così sarebbero questi gli studi di Abbey Road!”. E’ da quel momento che la passione cominciò a dileguarsi, specialmente per uno come Guigsy. Io ero entusiasta ed eccitato, ma dall’ascolto di quell’album prevalgono altri aspetti, altre sensazioni, come quelle generate dai troppi soldi e dallo sballo che diedero vita a quel disco”.

“Sapresti indicare per ogni album la tua canzone preferita?”
Bonehead: “Posso dirti che ‘Columbia’ è in assoluto la mia canzone preferita. Io ho le mie canzoni preferite, ma non mi preoccupo se fanno parte di questo o di quell’album. Amo ‘Columbia’ perché è puro rock’n’roll, una canzone fatta da tre accordi, la adoro per questo. Molti ti risponderebbero ‘Live Forever’. Io non amo particolarmente ‘Live Forever’, mi piace sì, ma non in modo eccessivo, mi piace ‘Rock’n’Roll Star’, trovo ‘Rockin’ Chair’ una canzone brillante. Amo ‘Columbia’ perché mi tornano in mente i bei ricordi di quando l’ho registrata, della gente in studio che mi incitava (e fa finta di suonare energicamente la chitarra, simulando il riff di Columbia con la bocca). Non bado al fatto se quella specifica canzone è contenuta in quello specifico album. Amo una canzone come ‘All Around The World’ perché è molto lunga, perché Noel la scrisse ancora prima che nascessero gli Oasis. Me la fece ascoltare prima di ogni altra canzone e mi disse: “Un giorno faremo un pò di soldi e ci metteremo sopra un arrangiamento orchestrale”. Mi piace particolarmente per questo, perché abbiamo realizzato il nostro sogno di inciderla e di avere l’accompagnamento di un’orchestra”.

“Quando hai capito di essere diventato una rockstar?”
Bonehead: “Non saprei, forse nel 1994, subito dopo il contratto discografico. Alan McGee ci offrì il contratto e subito dopo dovevamo essere in studio per registrare il nostro album. E’ accaduto tutto molto velocemente. Il nostro manager ci disse che avremmo fatto un tour esteso in Uk e forse dopo 3 anni avremmo raggiunto gli Stati Uniti e Giappone. Solo poche settimane dopo ricevetti invece una telefonata dalla casa discografica che mi annunciava il tour in America e Giappone. Molto prima del previsto e tutto nel primo anno. Mentre in Inghilterra le persone iniziavano ad avere maggiore attenzione ed impazzire per noi. Forse mi sono accorto del cambiamento quando sono tornato a casa, quando siamo partiti in tour ero una persona comune. Quando sono rientrato dal tour, appena sei mesi dopo, atterrato in aeroporto alcune persone hanno iniziato ad indicarmi e dire: ‘Hey quello è Bonehead’ – ‘Cosa? So bene il mio nome’ – ‘Tu sei negli Oasis!’… E’ stato così, tutto è cambiato in sei mesi. E’ stata una sensazione strana”.

“Cosa provi ad avere una foto del tuo vecchio salotto su una delle copertine più importanti della storia del rock? Possiedi ancora quella casa?”
Bonehead: “Non ho più quella casa, l’ho regalata ad una delle mie sorelle. Quando mi sono trasferito in una casa più grande mi è stato chiesto di vendere quella casa. Ma non volli farlo. L’ho data a mia sorella perchè ci abitasse. Lei mi ha ringraziato moltissimo: ‘Grazie Bonehead, sei un bravo fratello’, e poi un anno dopo ha venduto la casa guadagnandoci molti soldi”.
(qui scoppiamo in una risata tutti insieme).

“Forse un giorno potrebbe diventare un museo”.
Bonehead: “E lo è veramente. Noel e Liam ci sono tornati per uno speciale, io ci sono tornato. E so che le persone che hanno comprato la casa lo hanno fatto perchè è la copertina di Definitely Maybe. Ci organizzano delle feste e passeggiano sul pavimento dove Liam è stato sdraiato per ore. Ma ho portato con me il caminetto e i vetri della finestra. Sono a casa mia adesso. Ho molte cose di quella copertina nella mia nuova casa. Il vetro colorato della finestra è installato su una mia porta. Il caminetto è rivestito sopra da marmo bianco ma è lo stesso. Ma al tempo la ragione per la quale facemmo quella copertina era che non avevamo nessuna idea su come fare la foto per l’album. Tutti dicevano: ‘Ok, vediamoci a casa di Bonehead e decidiamo’. Alla fine qualcuno ha proposto: ‘Perchè non farla qui, bevendo birra, suonando la chitarra e ascoltando musica’ ed è così che è andata”.

“E’ vero che…”
“No, no-no-no…” (Bonehead interrompe per strappare un altro sorriso)
“E’ vero che al tempo hai personalizzato la targa della tua auto in modo che dagli specchietti retrovisori si leggesse Oasis?”
Bonehead: “Si è vero, ce l’ho ancora. La targa vede scritto S1SAO. La conservo gelosamente e pago ogni anno la concessione governativa. Vuoi comprarla? Mi costa 900 pounds ogni anno. Scherzo, non la vendo, vale così tanto per me. Forse un giorno la regalerò a mia figlia Lucy Oasis quando avrà la patente. Ma se la vuoi comprare di costerebbe molto”.
(Ridiamo ancora mentre Bonehead propone dei prezzi: “15mila… sai che non la venderei mai”)

“Torniamo a parlare di musica, pensi che gli Oasis dal punto di vista musicale e compositivo siano migliorati con l’ingaggio di Andy e Gem?”
Bonehead: “Penso che gli Oasis non siano migliorati come band. Era la migliore band del mondo agli inizi. Ai tempi di ‘Cigarettes And Alcohol’. Quello è stato il momento migliore. Puoi cambiare poi la band come preferisci. Tutto ciò di cui hai bisogno è Liam. Non puoi perdere Liam. Se Liam esce dagli Oasis è tutto finito. Personalmente penso che Noel potrebbe uscire dagli Oasis e Matt Deighton (ndt: sostituì brevemente Noel per alcuni concerti live del 2000, quando Noel stava affrontando problemi familiari che lo portarono al divorzio) potrebbe suonare al suo posto. La gente continuerebbe a pagare sino a quando Liam è nella band. Ma è ovvio che hai bisogno di Liam e Noel per avere gli Oasis. Chiunque altro che sappia suonare potrebbe entrare a far parte degli Oasis. Non sono indispensabili Andy o Gem o Zack Starkey. Alan McGee lo ha sempre detto – ‘Liam e Noel sono gli Oasis’… e poi Bonehead. Sono al terzo posto! Ad ogni modo noi l’abbiamo provato, senza di me e Guigsy gli Oasis sono sempre al top”.

“Recentemente hai avuto contatti con Gem e Andy. Quale è la tua impressione su di loro. Cosa ne pensano di essere negli Oasis?”
Bonehead: “Si li sento, penso che ancora non realizzino a pieno di essere negli Oasis. Soprattutto Andy. Ha avuto bisogno di molto tempo per realizzare di suonare per gli Oasis. Un anno dopo era ancora molto eccitato ed incredulo di salire sul palco con Liam e Noel. Sono molto felici di essere parte della band e hanno iniziato a contribuire veramente. A volte mi piacerebbe aver avuto la possibilità di partecipare con delle mie canzoni agli album. Ma prima non era così. Adesso tutto è più facile”.

“E’ stato Noel a decidere i sostituiti della band?”
Bonehead: “Non è stato solo Noel, c’era anche Liam e il manager per questo genere di decisioni. Non credo sapessero subito chi prendere. C’erano molte voci su Johnny Marr degli Smiths. Sino a che un giorno ho ricevuto una telefonata da lui: ‘Sono Johnny Marr, sappi che non prendo il tuo posto nella band’. Potevano avere chiunque credo. Tutti volevano entrare negli Oasis. Comunque la decisione finale ovviamente è stata più di Noel che di Liam”.

“Preferisci di più la precedente carriera musicale di Andy (Ride, Hurricane#1) o quella di Gem (Heavy Stereo)?”
Bonehead: “Stasera metterò i Ride e non Heavy Stereo. Andammo a vedere gli Heavy Stereo, anni fa, che erano nella nostra stessa etichetta, la Creation. Alan McGee ci invitò a Londra per vederli. Penso che fossero un buon gruppo, ma io ero un grande fan dei Ride. Credo che abbia fatto Noel le telefonate: ‘Ciao sono Noel, vuoi entrare a far parte degli Oasis?’ – ‘Chiamami tra un’ora che ci devo pensare”. (ridiamo ancora)

“Alla fine per cambiarti la vita basta solo una telefonata di Noel…”
Bonehead: “Noel è il capo. La stessa cosa è accaduta per Alan White. (con la mano finge di prendere un telefono): ‘Hello, Alan White? Sono Noel degli Oasis’, è lui che decide. Noi non conoscevamo Alan White. Paul Weller disse a Noel: ‘Il mio batterista Steve White ha un fratello che suona la batteria, è veramente bravo’ e Noel rispose: ‘Ok dammi il suo numero e lo chiamo subito’. Andò così”.

“Se tu fossi ancora negli Oasis…”
Bonehead: “Ci sono ancora…” (ride, poi torna subito serio e aggiunge ‘non è vero’)

“…Se ci fossi ancora nella band, come immagini si sarebbe evoluta la tua carriera?”
Bonehead: (attende qualche secondo in silenzio) “Non lo so, non riesco ad immaginarlo. Se mi avessi fatto questa domanda otto anni fa forse avrei potuto immaginarlo. Ma adesso ho realmente lasciato gli Oasis. Credo che ci sono voluti tre anni per realizzare che non ero più parte della band. Di non far più parte degli Oasis. Questo è stato abbastanza difficile per me. Adesso posso incontrare Noel o Liam, abbracciarci e bere insieme. Noel mi ha invitato in una occasione a salire sul palco e suonare insieme ‘Rock’n’Roll Star’. Non ho potuto farlo, sette anni fa non avrei mai potuto farlo. Era una emozione troppo forte. Se me lo chiedesse adesso, non lo so…”

“Personalmente quali sono stati per te i concerti più importanti con gli Oasis…”
Bonehead: “Sono troppi… forse dovrei dire Knebworth. Quello è stato pazzesco, il numero uno. 250,000 persone che hanno pagato un bel pò di soldi e non riusciva neanche a sentirci o vederci perchè distanti dal palco. Eravamo la più grande rock’n’roll band del mondo. Non c’era una stanza, come al solito, per il backstage. Avevamo 7,000 persone invitate nel backstage, avevamo il Backstage Village. Ad Alan McGee non fu permesso di entrare perché non aveva il documento di identità con se. Settemila ospiti nel backstage. Io non penso di aver conosciuto settemila persone nella mia vita. Sono un mucchio di persone… Noi arrivammo in elicottero, scortati dalla polizia. Per me comunque questa è robaccia. Due anni prima suonavamo nei piccoli Club con poche persone. Forse per me il più bello è stato Glasgow Barrowlands, eravamo vicini ai fans, tutti che urlavano. Ma tutti i concerti sono stati speciali per un motivo o per un altro. Non posso dirtene uno. Ma non ti dico Knebworth”.

“Degli ultimi lavori discografici degli Oasis quale ti piace di più?”
Bonehead: “Parlo come fan, come fan degli Oasis numero uno. Ma non mi hanno esaltato molto tipo: ‘Si sono la migliore band del mondo’! Non ho avuto questa reazione. (fa un piccola pausa e continua) La passione è andata. Sono una ottima rock’n’roll band, ma la passione è svanita. Io la penso così”.

“Pensi che ‘Standing On The Shoulder Of Giants’ poteva essere un album migliore magari cambiando qualche canzone nella tracklist?”
Bonehead: “Non poteva essere migliore di così. Io sono andato via durante le registrazioni. Noel ha registrato le parti di basso e di chitarra mancanti. Avevamo tutto in quel momento, tantissimi soldi, avevamo tutto il tempo che volevamo, eravamo in una grande chateau in Francia, un garage per 4 auto che era stato trasformato in studio di registrazione. Non era più divertente suonare. Non poteva avere la forza del primo album. Non dovrei dirlo ma sono cose che già conoscete. Liam aveva dei problemi e beveva troppo. Noel aveva dei problemi con la sua ex-moglie Meg. Non riuscivano a concentrarsi e la cosa è uscita fuori sull’album. Ed è anche una delle ragioni per le quali ho lasciato. Non era più divertente. C’era sempre una atmosfera pesante”.

“Cosa pensi di ‘Heathen Chemistry’?”
Bonehead: “E’ buono. Mi piace. E’ il primo album autoprodotto. Il che è una buona cosa. Ma è difficile per me parlare degli album dove non ho suonato, non saprei dirti se ci volevano più o meno chitarre. Se me ne sto seduto e lo ascolto per me va bene, se è un album degli Oasis per ma va bene”.

“Cosa pensi delle qualità compositive di Liam?”
Bonehead: “Penso che Liam sta migliorando sempre di più come autore di canzoni. La prima canzone di Liam è stata ‘Little James’… (sbuffa) mi spiego? Era stata scritta con il cuore e noi eravamo tutti orgogliosi di Liam: ‘Ok Liam hai scritto una canzone’ (accenna per un attimo ‘Little James’). Ma è stato importante per lui avere Gem Archer vicino. Liam ha delle idee su alcune melodie ed inizia a suonare la chitarra. Gem lo aiuta a costruire la canzone e per questo lo incoraggia. Noel non avrebbe mai aiutato suo fratello Liam, gli avrebbe detto: ‘Vuoi scrivere una canzone? Va bene ma non mi rompere’. Gem invece lo assiste e lo aiuta. Liam suona la chitarra ma non è bravissimo. Ci prova. Le sue canzoni saranno sempre meglio. Tra 10 anni saranno meravigliose. Ma io sono già orgoglioso di Liam. Lui è mio fratello”.

“Vivi a Manchester adesso?”
Bonehead: “Si”

“Come trascorri le tue giornate? Sei ancora coinvolto nel mondo musicale?”
Bonehead: “Al momento sono impegnato in alcune serate come dj. Più che di vere bands parlerei di progetti musicali, con Mike Joyce e Andy Rourke (ex batterista e bassista degli Smiths). Suono per il tour della live band di Vinny Peculiar. A novembre farò un tour acustico con Pete McCloud. Ho ricevuto recentemente una telefonata da parte di Alex ex-componente degli Hurricane #1, Alex Lowe, suonava insieme ad Andy Bell. Ha una nuova band chiamata Garage Flowers. Dovrei fare qualcosa con lui. Ho ancora molto a che fare con la musica. Ho anche provato a formare una band ma non sarebbe mai come essere in ‘quella’ band. Così è molto più facile e comodo collaborare con vari musicisti e fare le cose con calma. Come guidare la mia Maserati. Te l’ho detto la scorsa notte”.

Arriva un’altra ‘grande birra’ e forse è giunto il momento di fare domande legate più al gossip, sperando che Paul Arthurs ci riveli qualche retroscena divertente. Lui c’era non solo come testimone, ma anche come co-protagonista di molti degli episodi che poi sono diventati leggenda. Gli ricordiamo di un certo draghetto che stava portando gli Oasis in Olanda per un concerto ad Amsterdam…
Bonehead: “Si me lo ricordo. Ma io non fui arrestato. Liam fu arrestato, Guigsy fu arrestato. A Noel fu permesso di andare. Ma non è una bella storia”.

Si capisce che Bonehead non ha molta voglia di ricordare quell’episodio, di sicuro non una delle pagine più edificanti della lunga storia degli Oasis, ma insistiamo lo stesso con il gossip. La tentazione è davvero troppa.

“Cosa ci racconti di quando Liam abbandonò la band in partenza per il tour americano di ‘(What’s The Story) Morning Glory’ nel settembre 1996…”
Bonehead: “Liam abbandonò il tour perché era sposato con Patsy (Kensit). Doveva andare per comprare la loro casa. Eravamo in aeroporto, Liam era in aeroporto. Io e Alan White avevamo fatto un ultima birra prima dell’imbarco e cinque minuti prima ci dirigiamo verso il Gate per il nostro volo e incrociamo Liam che passa dall’altro lato a bordo di uno di quei veicoli destinati al trasporto interno di cose e persone… quelli che hanno il lampeggiante su un asta… capito quale intendo? Lui era il passeggero di uno di questi veicoli. E noi gli facciamo: ‘Hey Liam dove stai andando? Il volo è in partenza’ e lui risponde ‘Ho ricevuto una telefonata da Patsy, devo andare’. Siamo rimasti senza parole, non sapevamo cosa fosse successo. Poi sull’aereo Noel era infuriato e gli abbiamo chiesto di Liam: ‘Non viene perché deve comprare una casa’. Questo è Liam. Qualche volta è pazzo. Questo è il motivo perché adoro Liam”.

“Perché tutte le canzoni che avevate scritto tu e Liam nella prima formazione, prima dell’arrivo di Noel, sono state cestinate…”
Bonehead: “Parli dei demos? Perché li hai sentiti?”

“Si sono in circolazione su dei bootlegs…”
Bonehead: “Quale canzone hai sentito?”

Bonehead è sicuramente meravigliato dal fatto che ricordiamo i titoli dei suoi primissimi demos con gli Oasis, forse anche lusingato, inoltre preferisce indubbiamente parlare di musica:
“Take Me… ad esempio, è una bella canzone”
Bonehead: “Take Me è una buona canzone e Noel pensava la stessa cosa. Aveva bisogno di un lavoro di sviluppo”.

“Allora perché non è stata mai presa in considerazione”
Bonehead: “Noi suonavamo in una stanza le nostre canzoni, arrivò Noel che ci chiese se poteva entrare nella nostra band. Sicuro, poi entrare nella nostra band. Io non sapevo cosa poteva darci Noel, Liam non sapeva cosa poteva portare suo fratello alla band. Gli abbiamo suonato ‘Take Me’… (canticchia Take Me con l’aiuto di una ‘air guitar’). Noel ha ascoltato e poi ha iniziato a cantare ‘Maybe I don’t really want to know…’ (inizia a cantare ‘Live Forever’) e noi siamo rimasti a bocca aperta, poi è stata la volta di ‘All Around The World’. Abbiamo capito subito cosa fare, buttare tutto quello che avevamo fatto prima. Questo è il motivo. Perché Noel Gallagher aveva già tutte le canzoni pronte. Aveva ‘Live Forever’, ‘All Around The World’ e tutte quelle canzoni che sapete… Noi avevano ‘Take Me’ pronta per essere messa nel cestino. Noel arrivò con tutti questi classici pronti da incidere”.

“Ti ricordi qualcosa di particolare che è accaduto in Italia in uno dei concerti fatti con gli Oasis?”
Bonehead: “Fans scatenati. Non potevi mai uscire dall’hotel. (ridiamo insieme). Mi ricordo un episodio divertente. C’era Paul Stacey che suonava le tastiere con noi, era un turnista per noi nel 1997. E lo era stato poco prima anche per i Take That. Eravamo tornati in Italia nel pieno del nostro successo e facemmo il viaggio di trasferimento da Bologna a Milano in treno. Il che è già una cosa strana. Di solito facevamo i trasferimenti in tour-bus o aereo. Ma stavolta prendemmo il treno. Eravamo alla stazione ferroviaria di Bologna e c’erano centinaia e centinaia di persone che aspettavano. Eravamo tutti pronti all’assalto dei fans. Siamo gli Oasis, andiamo. Ma passa Noel e tutti lo ignorano, passa Liam con il suo solito atteggiamento – Hey sono Liam Gallagher! E nessuno lo considera. Così anche per me e gli altri. Appena saliti iniziamo a dire: ‘Cazzo è veramente strano, non ci ha riconosciuto nessuno’. Nel frattempo stava uscendo Paul Stacey e tutti quei ragazzini hanno iniziato ad urlare: ‘Paul Stacey… Whhoooaaaa… Take That’. Questo è uno dei ricordi che ho dell’Italia, sono pazzi per Paul Stacey. Solo perché aveva suonato per i Take That. Aveva 15 ragazze nella sua camera di hotel e suonava per loro i pezzi dei Take That”.

“Per chiudere vuoi dire o chiedere qualcosa ai fans italiani?”
Bonehead: “Vi manco? (ride) In molti mi stanno scrivendo sul MySpace e so che sono ancora nel cuore dei fans della prima ora. Lo so perché mi accade ovunque. In ogni parte del mondo. A Marzo ero in vacanza nelle Barbados con la famiglia e si avvicina un tipo con i capelli lunghi che improvvisamente urla: ‘Hey tu! Sei una rockstar! Oasis’. E mia figlia mi fa: ‘Come ha fatto a riconoscerti?’ In ogni parte del mondo c’è qualcuno che mi riconosce. Fa piacere”.

“Grazie per tutta la tua disponibilità. Ci hai detto molto…”
Bonehead: “E’ stato un piacere. Adoro l’Italia ed è stato bello tornare. Mi piacerebbe tornare più spesso in Italia e magari guidare qui la mia auto italiana”.

L’intervista ufficiale è finita ma siamo in perfetta sintonia e continuiamo a chiacchierare e scherzare mentre Bonehead si abbandona ad una ‘lunga sessione’ di autografi per l’allegato alla fanzine.
Allora gli proponiamo in modo goliardico di creare insieme una sorta di super gruppo, di radunarlo su un double decker bus ed iniziare un tour. Liam Gallagher alla voce. Bonehead alla chitarra ritmica. Andy Rourke al basso. Mike Joyce alla batteria. Non potevamo lasciare fuori Alan White e quindi pensiamo di avere due batteristi, magari uno dei due diventa percussionista. Come chitarra solista viene scartato Noel Gallagher (solo perché non accetterebbe mai) e alla fine Bonehead propone Nick McCabe (Verve).
Alla fine dice: ‘Facciamolo’, prende il suo iPhone e chiama Andy Rourke. Risponde la segreteria alla quale lascia un messaggio: ‘Ciao, sono Bonehead. Richiamami perché c’è la possibilità di formare un supergruppo, ci sono io, tu e abbiamo Mike Joyce alla batteria. Bisogna pensare ad un buon cantante, quello a cui pensiamo non è disponibile. Fammi sapere’. Poi aggiunge: “Più tardi mi farà un messaggio per mandarmi a quel paese. Faccio sempre questo genere di telefonate”.

Più tardi, lo stesso giorno, Bonehead è il protagonista assoluto di una Supersonic Night indimenticabile al Limelight di Milano gremito da oltre 800 fans. Assiste all’esibizione delle due tribute band salendo brevemente sul palco insieme a loro per incoraggiarli e rimane a disposizione dei tanti fans per fare foto e autografi.

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