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Ecco un report del concerto degli Oasis del 12 luglio 2009 al Wembley Stadium di Londra. Il racconto è stato scritto da Valentino Bonetti (blog Il Villaggio www.ossequi.blogspot.com).

Arrivando allo Stadio di Wembley quello che colpisce prima di ogni altra cosa è la bellezza di questo stadio. Inaugurato nel 2007 e costato la cifra record di 757 milioni di sterline il nuovo Wembley è lo stadio più costoso mai costruito e il secondo più capiente d’Europa dopo il Camp Nou di Barcellona. I fan inglesi somigliano molto a quelli italiani. Si aggirano nei dintorni dello stadio con il taglio di capelli in stile Gallagher e la birra d’ordinanza. La differenza tra Italia e Inghilterra però sta tutta nell’organizzazione. Qui a Wembley nulla è lasciato al caso. Gli steward sono molto disponibili e danno indicazioni a tutti quanti, soprattutto a coloro i quali devono ancora ritirare il biglietto ai botteghini avendolo acquistato online. Nel frattempo gli addetti alla pulizia dello stadio passano di continuo a raccogliere i rifiuti. Fa sorridere come si presenti pulito l’esterno dello Stadio di Wembley, con 80 mila persone presenti, in confronto allo spettacolo di bottiglie e lattine vuote ammassate di fronte all’ingresso del Palaverde di Treviso lo scorso 21 febbraio. Inoltre il merchandising ufficiale è venduto a prezzi leggermente più bassi rispetto all’Italia e ovviamente, vista la portata dell’evento, vi sono t-shirt e poster dedicati espressamente alle date di Wembley.

Dopo aver passato i controlli di sicurezza, davvero rigorosi, ma svolti sempre con il massimo rispetto, l’interno dello stadio presenta la stessa grande organizzazione. All’ingresso delle tribune steward e hostess indicano chiaramente quale sia il posto assegnato a ciascuno. Da notare come anche la birra venduta all’interno abbia un costo inferiore rispetto agli elevati standard italiani in occasioni di questo tipo.

Il pubblico presente è piuttosto eterogeneo. Oltre ai classici fan di età compresa tra i 20 e i 35 anni vi sono anche famiglie e adolescenti che probabilmente muovevano i primi passi quando gli Oasis irrompevano sulla scena con il loro album di debutto “Definitely Maybe”. Per i mega concerti estivi in UK e Irlanda vi sono gruppi di supporto di tutto rispetto.

I primi a salire sul palco sono i Reverend and The Makers, poi è la volta dei The Enemy, che dimostrano di avere alcune buone canzoni, ed infine è il turno dei Kasabian, gruppo già affermato giunto al terzo album, “West Ryder Pauper Lunatic Asylum”, numero 1 in UK, che fanno saltare e ballare il pubblico con brani come “Club Foot”, “Empire”, “Fire”, “Shoot The Runner”, “FastFuse”, dedicata dal frontman Tom Meighan a Liam Gallagher, prima di chiudere con la nota “L.S.F.”

Quando si sentono le prime note di “Fuckin’ In The Bushes” il pubblico va letteralmente in visibilio e gli Oasis salgono sul palco accolti da un’ovazione generale. Poche parole di saluto prima di infilare 5 canzoni tiratissime (“Rock’n’Roll Star”, “Lyla”, “The Shock Of The Lightning”, “Roll With It”, “Cigarettes And Alcohol”) che fanno saltare tutti i fan ma soprattutto quelli più giovani che magari hanno iniziato ad amare gli Oasis con “Don’t Believe The Truth” o con la raccolta “Stop The Clocks”. Dopodiché è la volta della psichedelica “To Be Where There’s Life” prima che Noel conquisti la scena per cantare “Waiting For The Rapture” e la sempre toccante “The Masterplan”. Liam, con l’immancabile parka griffato Pretty Green, ricompare sul palco per cantare “Songbird”, che dedica a Nicole Appletone definita “the one and only”, accompagnato nel finale dal battito delle mani degli 80 mila di Wembley. Segue una pregevole versione di “Slide Away” prima che con “Morning Glory” e la nuova entrata “My Big Mouth” dal tanto vituperato, almeno da parte di Noel Gallagher, “Be Here Now” si torni su ritmi più elevati. È proprio su questo brano che Liam conferma le buone impressioni avute nei concerti italiani di febbraio sulle sue condizioni vocali. Ma la vera chicca della serata la regala Noel con una pregevole versione acustica di “Whatever”, inserita a sorpresa al posto di “The Importance Of Being Idle”, con Chris Sharrock al tamburello e Gem Archer all’armonica a bocca. Tutti dimostrano di gradire moltissimo. Dopo “Whatever” è la volta di “Half The World Away”, altro pezzo da novanta seppure sia solo un lato B proprio di “Whatever”. Le canzoni che chiudono la prima parte del concerto sono un crescendo di emozioni e partecipazione da parte del pubblico: “I’m Outta Time”, “Wonderwall”, “Supersonic” e la rientrante “Live Forever”, rimasta fuori, per lo scontento dei fan, fino alla parte estiva del tour, annunciata da Liam come l’ultima della serata. Ovviamente non è così e dopo l’uscita della band a tornare sul palco sono solamente Noel Gallagher, Gem Archer e Chris Sharrock che eseguono la consueta, almeno per il Dig Out Your Soul Tour, versione semiacustica di “Don’t Look Back In Anger”. Questa volta Noel non prova nemmeno a cantare il ritornello e lascia che siano gli 80mila di Wembley a farlo al suo posto. Di certo, e come accade spesso, uno dei momenti più intensi di tutto il concerto. “Falling Down” conferma di perdere un po’ di appeal nella versione live mentre il ritorno baldanzoso di Liam sul palco porta alla conclusione del concerto con la maestosa “Champagne Supernova” e una monumentale cover di “I Am The Walrus” dei Beatles eseguita con una prolungata coda strumentale durante la quale un sorridente Liam Gallagher, sceso nel parterre per salutare i fan, viene letteralmente sommerso dall’abbraccio dei fortunati delle prime file. Prima di lasciare il palco Liam definisce il concerto “Fuckin’ biblical” e tocca, come sempre, a Noel raccogliere l’applauso finale. Il pubblico lascia lo stadio ordinatamente e, anche in questo caso, stupisce la grande organizzazione inglese. La folla defluisce senza problemi verso il parcheggio e verso le stazioni della metropolitana dove lungo il percorso sono addirittura piazzati alcuni cartelli che informano dei tempi di attesa per giungere all’ingresso della stazione in occasione dei grandi eventi allo Stadio di Wembley. Altra nota che stupisce è la totale assenza di polizia all’uscita dello stadio, sia prima che dopo il concerto. Infatti, sono presenti solo alcuni poliziotti a cavallo lungo il passaggio pedonale che conduce alla stazione della metropolitana di Wembley Park, con il compito di bloccare il lungo serpentone in modo da non sovraffollare la stazione, e altri poliziotti all’ingresso della stazione stessa. Ma non c’è traccia di armi, caschi protettivi o manganelli. Se si pensa ai poliziotti in tenuta antisommossa presenti ai concerti italiani sembra di trovarsi davvero su di un altro pianeta. Gli Oasis hanno suonato 23 brani. Chiunque tra i presenti lascia lo stadio completamente soddisfatto ma credo che ognuno degli 80 mila presenti avrebbe voluto sentire un brano che non è stato suonato stasera. “Shakermaker”, “Some Might Say”, “Cast No Shadow”, “D’You Know What I Mean?”, “Stand By Me”, “Don’t Go Away”, “All Around The World”, “Go Let It Out”, “Who Feels Love?”, “Sunday Morning Call”, “Gas Panic!”, “The Hindu Times”, “Stop Crying Your Heart Out”, “Little By Little”, “Let There Be Love” sono solo alcuni dei grandi successi che non hanno trovato spazio nella setlist. Questo dimostra la grandezza degli Oasis dal vivo. Una grande band con grandi canzoni. Semplicemente questo. Per chi avesse assistito ad una delle 5 date sold out degli Oasis a febbraio 2009 in Italia le differenze nella scaletta sono le seguenti. Sono state tolte “The Meaning Of Soul”, “Ain’t Got Nothin’” e “The Importance Of Being Idle” e rimpiazzate da “Roll With It”, “My Big Mouth”, “Whatever”, “Half The World Away” e “Live Forever”.

Gli Oasis torneranno in Italia il 30 agosto dove chiuderanno il loro tour mondiale, cominciato il 14 agosto 2008 con un concerto segreto ai Black Island Studios di Londra, come headliner all’I-DAY festival insieme a Twisted Wheel, già visti come band di supporto al Mediolanum Forum di Assago (MI) il 2 febbraio 2009, The Kooks e Kasabian. Per questi concerti, trattandosi di un festival, è probabile una setlist leggermente più breve ma dovrebbero essere mantenute tutte le nuove entrate inserite in scaletta nei concerti estivi della band di Manchester.

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